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“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

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… Ed Al Cuore Giungeranno

Posted by scardax su gennaio 27, 2009

E dopo qualche giorno di pausa, riprendiamo il viaggio all’interno del Sistema Solare insieme ai nostri amici Valturiani. Lasciatosi alle spalle il blu di Nettuno, ecco presentarsi davanti a loro la sua copia quasi scolorita, di un celeste chiarissimo, quasi ciano: Urano. Simile in dimensione, e simile anche in quanto a satelliti: ventisette piccole lune che gli orbitano attorno, strette attorno all’equatore. Anche in questo caso, scendere sulla sua superficie non porterebbe a molto: come tutti i giganti gassosi, al suo interno ci sono quasi esclusivamente rocce ed un po’ di ghiaccio, con una temperatura di poche decine di gradi superiore allo zero assoluto, non di certo ospitale. Una cosa vale comunque la pena di osservare prima di lasciarlo, commentano a bordo dell’astronave: Urano ha la particolarità di avere un asse di rotazione non perprendicolare al piano della sua orbita, come gli altri, ma parallelo. Niente di che, solo una particolarità.

Ma lo spettacolo comincia ora (anche se alcuni potrebbero obiettare che i pianeti non sono certo allineati, e vederli uno dopo l’altro come in fila é quantomeno irrealistico. Ma suvvia: volete che degli alieni provenienti da anni luce di distanza si preoccupino di fare qualche milione di chilometri di deviazioni?). Dopo Urano, ecco uno dei capolavori di questo sistema: Saturno. Saturno, con le sue fasce di vario colore sulla sua superficie, con i suoi sette anelli leggermente inclinati e con i suoi cinquanta, forse più, piccoli satelliti che impazziti sfrecciano intorno alla sua superficie. Una meraviglia che le parole difficilmente riescono a descrivere, quindi niente di meglio che atterrare su uno dei suoi satelliti, Titano magari, ed osservarlo in silenzio. Certo, da vicino un po’ della magia si perde, perché gli anelli risultano per quello che sono: corpi di ghiaccio di circa un chilometro ciascuno, ma abbastanza ravvicinati da sembrare continui dal di fuori. Ma nessuno oserebbe mai far notare una cosa cosi’ in un simile momento. Qualche attimo di contemplazione, e poi si riparte.

Ed all’avvicinarsi del prossimo pianeta, non importa da quanto lontano arrivino i nostri amici, un po’ di rispetto per questo gigante del cielo, per questa stella mancata, indubbiamente lo proveranno: Giove, migliaia di volte più grande che qualunque altro pianeta nel sistema, di un grigio mastodontico. Da lontano si possono vedere le tempeste agitare la sua superficie provocando nubi cicloniche in continuo movimento: la rabbia ancora non conclusa di un gigante che voleva essere una stella. Il viaggio continua, ma i piloti dell’astronave faranno meglio a restare concentrati: perché dopo Giove orbitano migliaia e migliaia di piccoli asteroidi che in epoche oramai dimenticate cercarono di unirsi a formare un pianete ma non ci riuscirono, ed ora si sfogano colpendo qualunque cosa abbia l’ardire di transitare in quella porzione di cielo che sarebbe dovuta essere loro.

Ma i valturiani sono impazienti di continuare, perché il prossimo pianeta, seppure minuscolo al confronto di Giove, seppur quasi insignificante, si fa notare per il suo rosso intenso, quasi un faro nella notte. Sono arrivati su Marte. Da un pianeta del genere ci si aspetterebbe di più di quello che in realtà si vede scendendo sulla sua superficie: infiniti deserti rossi, sterminate distese di rosso intervallate qua e là da qualche cratere da meteorite o da un vulcano. Marte possiede i vulcani più grandi del sistema, decine di chilometri di altezza, ed una temperatura mite, quasi venti gradi d’estate (ma chissà se per i Valturiani questa non sia una temperatura da inferno.). Forse la prima impressione del suolo di Marte é stata ingiusta: esso regala anche bellissimi ed immensi Canyon, per non parlare dei Geyser. Ancora un’occhiata, e poi si riparte, perché di pianeti ne mancano ancora tre.

Ed eccoli arrivati alla Terra, infine. Tutti i colori dell’Universo si sono riuniti sotto la sua atmosfera: blu, marrone, verde, bianco… Con un po’ di slalom fra tutti gli oggetti metallici che le orbitano attorno (sintomi di una civiltà che freme di partire), i Valturiani riescono ad avvicinarsi al suo suolo. Ma quello che vedono, penso lo conosciate un po’ tutti, quindi permettetemi di saltare un po’ avanti verso la prossima tappa del viaggio. Una tappa che é quasi un ritorno indietro nel passato: perché il pianeta dopo, Venere, é simile alla Terra in dimensione, massa, atmosfera, ma é in una tappa della sua evoluzione che la Terra ha già passato da milioni di anni. Il suolo di Venere é nascosto dall’esterno da un’atmosfera densa di nubi che hanno anche riscaldato moltissimo il pianeta, lasciandolo desertico e senza vita. Niente anelli, niente satelliti.

E stessa cosa anche per il pianeta dopo, Mercurio: scuro, grigio, piccolino, senza niente che gli orbiti attorno. Di certo non il più attraente del Sistema. Un pianeta che ha la faccia rivolta verso il Sole calda come l’interno di un vulcano, e l’altra parte gelida. Se non é attraente, di certo non é neanche ospitale. Ed il viaggio si conclude qua, alzando lo sguardo e finalmente vedendo da vicino il Sole, la stella di questo Sistema, il centro di tutti i pianeti visti finora. Rosso, ribollente, agitato, immenso: gli aggettivi si sprecano a descriverlo. Un’ultima occhiata, motori al massimo, e i nostri amici ci salutano per tornare da dove venivano.

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E Dai Confini Arriveranno…

Posted by scardax su gennaio 20, 2009

La fantasia, si sa, é una gran cosa. Ci permette di riassemblare esperienze già vissute, o solo conosciute, per reinventarne di nuove, di più belle, di diverse, di più vive. Ci permette di risolvere problemi, a volte ce ne crea, ma il più delle volte la adoperiamo solo come rifugio, come bunker contro le insidie di questa realtà che a volte non ci piace. “Fuggire con la fantasia“. “Viaggiare con la fantasia“. E questa, bé, questa é la storia di uno di quei viaggi, di alcuni visitatori di altre stelle, visitatori proveniente da chissà quale Galassia, in viaggio per il nostro Sistema Solare, in cui tanto orgogliosamente abitiamo, e di cui decantiamo le bellezze e che purtroppo non vedremo mai per intero con i nostri occhi.

Generalmente pensiamo che il Sistema Solare finisca laddove finiscono i pianeti, ma questo é ben lontano dalla verità. In effetti, se pensiamo al Sistema Solare come quella regione in cui l’attrazione gravitazionale del Sole é presente e si fa sentire, i suoi confini devono essere spostati più in là, molto più in là dell’ultimo corpo celeste da noi definito pianeta. Il viaggio dei nostri amici, chiamiamoli “Valturiani” (e spero che il gioco di parole sia chiaro, senza pur far pubblicità esplicita a nessuno), comincia in questo senso a circa un anno luce e mezzo dal Sole (per dare l’idea, la Terra ne dista solo otto minuti luce), dove l’attrazione gravitazionale é debole, il vento solare impercettibile, e lo spazio pieno di nuclei inerti di possibili comete, che visti da molto lontano formano quella che viene chiamata Nube di Oort. Piccoli oggetti di circa 1.5 km di diametro, composti prevalentemente di metano, etano, monossido di carbonio, che orbitano indifferenti lungo circonferenze attorno al Sole i cui raggi sono tanto grandi da risultarci incomprensibili. Miliardi di questi “sassi”, distanziati fra loro decine di milioni di chilometri, ed ogni tanto uno di questi si stacca dalla sua orbita per dare origine ad una delle tante comete che, di quando in quando, passano sopra la nostra testa facendoci esclamare strabiliati “Whau!”, e facendoci diventare tutti astronomi, seppur per una sera, seppur per un pomeriggio.

Non illuminati a sufficienza dalla debole luce del sole, cosi’ infinitamente lontani l’uno dall’altro, di certo questi frammenti di roccia sono ben poco interessanti per i Valturiani, quindi guardiamoli continuare il loro viaggio nel vuoto non troppo vuoto fino a quando, a circa 40 volte la distanza che separa la Terra dal Sole, si ritroverebbero nuovamente circondati (anche se circondati, per le distanze che consideriamo, puo’ sembrare un termine quasi paradossale) da piccolissimi corpi celesti, questa volta composti prevalentemente di ghiaccio e di dimensione variabile: dai sassi talmente piccoli da non poter neanche scalfire una corazza fino a sfere di diverse decine di km di raggio che formano quelli che vengono detti “pianeti nani“: sono entrati in quella che chiamiamo Fascia di Kuiper. E’ in questa fascia che, con un’orbita leggermente inclinata rispetto ai pianeti del Sistema Solare, orbita Plutone, che pochi anni fa é stato declassato da pianeta a “pianetino”, ma che ha almeno la consolazione di non correre da solo la sua lunghissima maratona attorno al Sole: in effetti orbita continuamente attorno ad un altro pianeta nano, Caronte, che a sua volta orbita attorno a lui. Vedere (con cosa, direte voi? Con che luce? Ma questa é fantasia, ricordate) questi due fratelli dello Spazio rincorrersi la coda a vicenda mentre volano sopra il resto del Sistema Solare potrebbe forse commuovere anche i poeti più di pietra di questi incredibili Valturiani, ma le emozioni, si sa, sono appena cominciate.

Dopo più o meno un centinaio di minuti luce, eccoli giungere in prossimità del pianeta più lontano del Sistema Solare, il primo della loro visita, Nettuno: un disco dal forte colore blu (ma vedranno i colori questi alieni?), ghiacciato, molto più grande di tutto quello che hanno incontrato fino a questo momento (é il quarto pianeta più grande del Sistema Solare), circondato da minuscoli satelliti, forse dodici, forse più, che continuamente gli ruotano attorno in un vorticare di palline di roccia. Forse qualcuno dei nostri amici, a bordo dell’astronave, chiederà di poter scendere: in fondo, non hanno forse pagato un biglietto per un’esplorazione completa di questo Sistema? Ma scendere su Nettuno non é certo consigliabile: a terra é più freddo di un cuore spezzato da tempo, e il vento spazza il suolo con raffiche di oltre 2000 km all’ora: per fare onore al Dio del mare dal cui nome ha preso il suo.

E cosi’, alcuni strabiliati da quel blu cosi’ intenso, alcuni un po’ amareggiati per passar cosi’ vicino a questa meraviglia e non poterla esplorare da ancor più  vicino, eccoli che ripartono, questi Valturiani, questi amici, per avvicinarsi un po’ più a quella sfera di luce che alcuni, un po’ più in là, chiamano Sole. Quali altre meraviglie vedranno?

Ma lo spazio é tiranno, il post é finito, e la crociera, il viaggio, la nostra fuga, per il momento, non me ne vogliate, finisce qui.

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