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“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

Quello che la Scienza ci dice

Posted by scardax su febbraio 7, 2013

E’ cosa nota che compito della scienza è “spiegare la Natura“. Leggermente meno noto è il fatto che, in realtà, il compito di ogni teoria scientifica è duplice: descrivere il mondo; e predirlo. In termini più tecnici, abbiamo le duplici funzioni descrittiveprescrittive. La distinzione sembra a prima vista tanto banale da risultare pedante: infatti, qualsiasi modello che pretenda di descrivere accuratamente un aspetto della realtà sembra non poter fare a meno di permettere di trarne previsioni.

Eppure, questa distinzione così innocente si rivela di importanza cruciale quanto ci inoltriamo nel campo delle scienze sociali, dove spesso entra in campo l’idea di “razionalità”. Qualsiasi materia prenda in considerazione una o più persone deve cominciare la propria analisi dall’idea che le persone stesse sono razionali, ma cosa si intende in pratica con questa affermazione? Sostanzialmente, un agente razionale è un agente coerente, ovvero un agente che, avendo espresso delle particolari preferenze in passato, si suppone mantenerle in un contesto uguale e futuro. La coerenza porta con sé la prevedibilità ma, soprattutto, la possibilità di considerare il comportamento di una persona come teso a massimizzare una qualche funzione di utilità: in effetti, la coerenza, oltre a pochi altri assiomi molto generali, permette di dimostrare che è sempre possibile associare delle utilità a ciascuna situazione in modo che l’agente razionale sembri agire in modo tale da massimizzare tale funzione.

Eppure, è risaputo che, in determinate occasioni, una persona sembri comportarsi in maniera irrazionale, che non è da intendersi nel senso fumoso dato a tale parola nel linguaggio di tutti i giorni, ma nel senso preciso che data persona non sembra rispettare gli assiomi di cui si è parlato prima. Contemporaneamente, sembra inoppugnabile il fatto che qualsiasi teoria decidesse di partire da una base di irrazionalità per dare consigli sarebbe da escludere. Quindi, riflettendo un pochino si giunge alla conclusione che, in determinate circostanze, una teoria economica può essere poco descrittiva ma altamente prescrittiva (ed ovviamente viceversa).

Faccio un esempio concreto prendendolo direttamente da un celebre libro di teoria dei Giochi. Consideriamo due situazioni ipotetiche in cui vi recate ad uno spettacolo teatrale il cui biglietto costi 40 €.

  • Nella situazione (A), avete già comprato un biglietto, ma arrivati al teatro vi accorgete di averlo perso. Dovete quindi scegliere se comprare un secondo biglietto allo stesso prezzo, o tornare a casa.
  • Nella situazione (B), non avete comprato in anticipo il biglietto, ma arrivati a teatro vi accorgete di aver perso i 40 € che avevate messo nel taschino per il suo acquisto. Dovete quindi decidere se procedere all’acquisto con il bancomat o tornare verso casa.

Da un punto di vista prettamente razionale le due scelte sembrano equivalenti: 80 € complessivi e spettacolo visto, o 40 € complessivi e niente spettacolo. Eppure, studi comparati hanno dimostrato una tendenza delle persone a scegliere la seconda opzione nel primo caso e la prima opzione nel secondo. Una teoria più completa che spieghi questo comportamento dovrebbe scartare le assunzioni di coerenza e prendere in considerazione “altri” fattori, o anche l’ordine in cui tali fattori si presentano. Supponendo che questa teoria sappia davvero spiegare alla perfezione la situazione, chiediamoci: seguiremmo mai un consiglio datoci da essa? La risposta, come già accennato prima, pende verso il negativo.

In effetti, si suppone che, se anche gli agenti possono essere irrazionali in dati contesti, sufficientemente informati essi agirebbero in maniera razionale. Ad esempio, la lettura di questo post potrebbe farli ragionare in maniera più razionale si presentasse effettivamente una situazione analoga a quella descritta. Una teoria che faccia prescrizioni in maniera non informata, però, non sembra di grande aiuto.

Una distinzione innocente si è quindi rivelata di fondamentale importanza per la comprensione di alcuni capisaldi dell’Economia. In effetti, risponde in alcuni casi alla domanda: ma se l’uomo non è perfettamente razionale, perché mai continuare a seguire una teoria che lo suppone?

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3 Risposte to “Quello che la Scienza ci dice”

  1. Come non essere d’accordo? Durante i corsi di studio in economia sono stato letteralmente imbottito di teorie che partono da simili presupposti, ma alla luce della mia (limitata) esperienza, mi sembra evidente che partire dall’assioma della coerenza dell’essere umano sia piuttosto fuorviante. Basti vedere come si comporta la borsa, che può far guadagnare o perdere miliardi per una fuga di notizie, oppure l’acquisto di un calciatore in grado di spostare migliaia di voti alle elezioni.
    Forse, però, il punto di forza dell’uomo è proprio la sua non predicibilità, che lo allontana dall’essere un computer e gli dona quella creatività che lo contraddistingue.

  2. Ufo.roberto said

    Le due opzioni non sono esattamente identiche dal punto di vista razionale perché nel primo caso ho perso il biglietto e non i soldi quindi so che non avrei perso esattamente quella cosa se non avessi comprato il biglietto mentre nel secondo caso ho perso direttamente i soldi e non li avrei persi se non fossi andato a teatro (ma di solito uno tende a convincersi che li avrebbe persi comunque uscendo andando anche da altre parti quindi non pensa che li ha persi PROPRIO perché stava andando a teatro). La differenza è sottile però da quello che dici basta per far pendere da una parte la decisione, il problema è che tu dai per scontato che la funzione di utilità che rende l’agente (umano) razionale sia composta solo dai soldi spesi e dalla visione dello spettacolo quando il cervello è un po’ più complesso…

  3. Ufo.roberto said

    Voglio specificare meglio quello che volevo dire: l’agente è razionale quando massimizza la sua funzione di utilità ma può essere formulata in qualunque modo inoltre il il comportamente rimane razionale solo in relazione a quella funzione indipendentemene da quanto sembri strano il comportamento o il risultato.

    Esempio stupido: se le funzione di utilità è “massimizza il danno” uno che si dà una martellata sul piede si comporta in modo razionale.

    Esempio tecnico: un robot può raccogliere la spazzatura e lasciarla andare (perché prevediamo che la metta nel cestino) lo programmiamo per massimizzare la spazzatura raccolta da terra e quello allora continua a raccogliere e lasciare andare sul pavimento quello che ha appena preso ma il comportamento è razionale.

    La funzione di utilità dell’uomo, se esiste, è molto complessa.

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