6 x 9 = 42

“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

False Verità

Posted by scardax su settembre 24, 2009

Una persona usa in generale meno del 10% del proprio cervello.

Quante volte vi é capitato di sentire quest’affermazione dal sapore squisitamente vittoriano? Sembra la giustificazione di tutti i nostri mali e, insieme, la soluzione ad ogni problema, una promessa per un futuro infinitamente migliore (per non parlare di quanto utile risulta a tutti quei sedicenti pseudomaghi che promettono di farvi compiere il grande salto fin da ora).

In effetti, sarebbe una gran bella cosa, se fosse vera. Purtroppo é falsa. Totalmente, completamente falsa.

Provate a pensare: avete mai sentito di un’antilope che potrebbe quasi toccare il muro del suono, ed invece si accontenta di correre a poche decine di chilometri orari, facendosi raggiungere dal predatore di turno? O di una specie di pipistrelli che si schianta continuamente contro gli alberi perché il proprio sistema di ecolocazione, per qualche ragione misteriosa, funziona ad un quarto della propria capacità? Si dice spesso che “la Natura odia gli sprechi”, ed é decisamente vero: organi non più utilizzati spariscono, o vengono adibiti a nuove funzioni. Paradossalmente, se fosse vero che il nostro cervello funziona a ritmo tanto ridotto, la stessa teoria dell’evoluzione sarebbe falsa: quale pressione evolutiva potrebbe mai spingere una specie a sviluppare una capacità non usata, lungo un arco di centinaia, migliaia di generazioni?

Peraltro, la frase non solo é falsa, ma non ha neanche veramente significato: il cervello non é un organo monolitico, adibito ad un’onnicomprensiva funzione di “fornire intelligenza”. E’ invece un insieme di unità, e sottounità, ciascuna con le proprie specifiche competenze: riconoscimento di volti, visione del movimento, memoria a lungo termine di eventi, controllo, trasporto dati… Immaginate che io vi dica che il mio computer funziona solo al 20%: probabilmente starei dicendo che il processore non ha mai un carico eccessivo al 20%, ma non certo che posso sfruttare solo un quinto della memoria, che funziona un banco di ram su cinque, o che il disco rigido gira ad una velocità ridotta.

Che vuol dire usare solo il 10% del proprio cervello? Sfruttare solo un decimo della propria memoria? Del numero di interconnessioni possibili fra neuroni? Di rapidità di scarica? Tutto insieme? Ed allora, perché é sufficiente un minuscolo danno al cervello per ottenere patologie neurologiche fra le più variegate?

Vabbé, avete capito il ragionamento. Adesso, alla prossima occasione in cui incontrerete il sedicente acculturato di turno, potrete fare il vostro bel figurone in società.

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6 Risposte to “False Verità”

  1. peppe said

    Penso che chi crede in queste cose, e in generale chi si lascia abbindolare dalle chiacchiere senza riflettere usi meno del 10% della propria intelligenza (non del cervello)!

    Bell’articolo, era tanto che non passavo di qui!!

  2. Mefisto said

    Solo una nota, non è vero che la natura odia gli sprechi.
    La ridondanza è invece una delle caratteristiche del DNA, basti pensare alla famosa frase ” l’ontogenesi ricapitola la filogenesi “. Ci portiamo dietro un enorme bagaglio inutilizzato ed inutilizzabile, come retaggio di “ere” ancestrali.

    Sebbene piccoli danni localizzati nel cervello possano procurare deficit consistenti e permanenti di una o più funzioni, è anche vero il contrario : il cervello può sopperire a grossi danni cerebrali !
    Basti pensare ai recuperi eccezionali che possono compiere bambini colpiti da paralisi cerebrale infantile. La prognosi non è possibile proprio in virtù delle straordinarie capacità di adattamento di zone del cervello “adibite” ad altre funzioni.

    Il cervello del bambino ha una capacità quasi illimitata di apprendere. Può imparare senza alcuna difficoltà più di una lingua. Quella duttilità ce la sogniamo, in seguito.
    Considerando le potenzialità non sfruttate nell’apprendimento, e le capacità di riserva mostrate in caso di recupero, si può ben dire, anche senza voler quantizzare esattamente, che sfruttiamo una piccola parte delle nostre potenzialità.

  3. scardax said

    Riguardo ai due emisferi cerebrali, é vero che la Natura odia gli sprechi nel senso che la loro capacità di autocompensarsi giustifica la ridondanza: sarebbe meno efficiente possedere un solo lobo più sensibile a qualunque danno. E’ lo stesso motivo per cui il nostro braccio possiede sette gradi di libertà, ovvero uno in più di quanti sarebbero strettamente necessari: la guadagnata capacità di mobilità compensa lo spreco di energia.

    Riguardo al cervello in generale, non credo sia vero che non sfruttiamo le sue capacità: escludendo le fasi di apprendimento infantile (che non posssono certo durare in eterno), da adulti le uniche persone che mostrano particolari talenti hanno in generale deficit in altre aree (ad esempio tutti i pazienti descritti da Sacks o da Lurija).

    In effetti pero’ é vero che sarebbe interessante scoprire fino a che punto una persona media potrebbe aumentare le sue capacità…

  4. Mefisto said

    Vedo che parli di spreco di energia… forse ti riferisci all’evoluzione in generale. Nel senso che nessuna “progressione” potrebbe avvenire, anzi tramandarsi alla discendenza se non comportasse un vantaggio evolutivo. E’ vero, ma non sempre.

    Senz’altro saprai che l’evoluzione necessita di tempi lunghissimi, e prima che un determinato “organo” o funzione o semplice sequenza biochimica possa rivelarsi come vantaggiosa o svantaggiosa, occorre molto tempo. Il tempo cioè perchè ” l’altra ” popolazione, che possiede o NON possiede quella determinata funzione, quel quid, ottenga un vantaggio selettivo.

    E così accade che ci “portiamo” dietro un bagaglio genetico di cui è difficile disfarsi.
    L’embrione umano, nel suo sviluppo, ripercorre la storia dell’evoluzione. La frase di Hackel «l’ontogenesi ricapitola la filogenesi» implica che nel processo di differenziazione degli organi, le specie “superiori”, come i vertebrati, l’uomo, ripercorrono fasi dello sviluppo evolutivo precedente. Un esempio per tutti : per breve tempo l’embrione umano è fornito di branchie (!) che poi si riassorbiranno ovviamente.
    L’utilità di tutta questa “trafila” è dubbia…

    Ritornando al cervello… anch’esso viene utilizzato in regime “standard” a basso regime ! Non so se ti interessi di scacchi, ma un “esperimento” vivente, sono le sorelle Polgar, tutte campionesse e tutte “allevate” dal padre (scacchista e pedagogo) in maniera particolare, con il precipuo scopo di sviluppare questa caratteristica: il saper giocare bene a scacchi.
    Non condivido simili “esperimenti” ma questo dimostra l’ampio margine di “miglioramento” che esiste, specie nell’infanzia.

    Il vero problema non è che non esiste una possibilità di miglioramento, è che non sappiamo come ottenerla. In fin dei conti anche il cervello è un organo, e come con l’allenamento possiamo sviluppare, ipertrofizzare i muscoli, certi “esercizi ginnici mentali” fanno senz’altro bene, se non altro diminuiranno il rischio dell’Alzheimer !

  5. Ufo.rob said

    La cosa edl 10% è risaputo che non sta in piedi anche perché difficilmente definibile però si rischia anche di eccedere al contrario dicendo che non ci sono più possibilità di evoluzione per il cervello umano
    http://www.repubblica.it/scienze/2011/08/01/news/il_cervello_umano_al_limite_mai_pi_intelligenti_di_cos-19857329/
    Ma come diceva qualcuno “Fare previsioni è sempre difficile, soprattutto sul futuro”
    Inoltre c’è la possibilità artificiale, tipo neuroni artificiali, chip o nanomacchine (che potendo passare da madre a figlio diventerebbero proprio un patrimonio della specie e non una cosa “da aggiungere” dopo la nascita) che aumentino l’intelligenza (capacità cognitive?). L’ingegneria genetica non la considero perché secondo quell’articolo i limiti sono proprio fisici e quindi modificando il DNA si otterrebbero problemi.
    Dire che è “impossibile” che il cervello umano evolva mi sembra troppo forte come affermazione. Qua ci sarebbe pure da discutere se la scienza dovrebbe parlare più di limiti o di potenzialità.
    Per fare un’altra citazione “Qualcosa rimane impossibile finché qualcuno che non lo sa la realizza”.
    Altri poi dicono invece che l’evoluzione è ancora in corso…
    http://www.lescienze.it/news/2005/09/09/news/il_cervello_umano_e_ancora_in_evoluzione-584504/

  6. scardax said

    Interessanti gli articoli, grazie. Ricordo anche un’inchiesta di Wired sulle droghe che circolano nei college americani per aumentare la propria produttività e che si avvicinano molto all’idea di “liberare il proprio potenziale”. Riguardo a quello che dici è interessante anche l’idea di espandere il proprio cervello non in maniera quantitativa ma qualitativa, modificando la tipologia di dati che vengono processati. Mi viene in mente Kevin Warwick che si è fatto impiantare una rete di elettrodi nell’ambito del “progetto Cyborg”. Oppure Jeff Hawkins che in un suo libro prefigurava un super-cervello capace di processare dati di tipo economico-politico al posto di dati sensoriali.
    PS: in un altro post mi sono dimenticato di commentare che anch’io ho studiato IA all’Università (e Robotica)! 🙂

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