6 x 9 = 42

“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

E Dai Confini Arriveranno…

Posted by scardax su gennaio 20, 2009

La fantasia, si sa, é una gran cosa. Ci permette di riassemblare esperienze già vissute, o solo conosciute, per reinventarne di nuove, di più belle, di diverse, di più vive. Ci permette di risolvere problemi, a volte ce ne crea, ma il più delle volte la adoperiamo solo come rifugio, come bunker contro le insidie di questa realtà che a volte non ci piace. “Fuggire con la fantasia“. “Viaggiare con la fantasia“. E questa, bé, questa é la storia di uno di quei viaggi, di alcuni visitatori di altre stelle, visitatori proveniente da chissà quale Galassia, in viaggio per il nostro Sistema Solare, in cui tanto orgogliosamente abitiamo, e di cui decantiamo le bellezze e che purtroppo non vedremo mai per intero con i nostri occhi.

Generalmente pensiamo che il Sistema Solare finisca laddove finiscono i pianeti, ma questo é ben lontano dalla verità. In effetti, se pensiamo al Sistema Solare come quella regione in cui l’attrazione gravitazionale del Sole é presente e si fa sentire, i suoi confini devono essere spostati più in là, molto più in là dell’ultimo corpo celeste da noi definito pianeta. Il viaggio dei nostri amici, chiamiamoli “Valturiani” (e spero che il gioco di parole sia chiaro, senza pur far pubblicità esplicita a nessuno), comincia in questo senso a circa un anno luce e mezzo dal Sole (per dare l’idea, la Terra ne dista solo otto minuti luce), dove l’attrazione gravitazionale é debole, il vento solare impercettibile, e lo spazio pieno di nuclei inerti di possibili comete, che visti da molto lontano formano quella che viene chiamata Nube di Oort. Piccoli oggetti di circa 1.5 km di diametro, composti prevalentemente di metano, etano, monossido di carbonio, che orbitano indifferenti lungo circonferenze attorno al Sole i cui raggi sono tanto grandi da risultarci incomprensibili. Miliardi di questi “sassi”, distanziati fra loro decine di milioni di chilometri, ed ogni tanto uno di questi si stacca dalla sua orbita per dare origine ad una delle tante comete che, di quando in quando, passano sopra la nostra testa facendoci esclamare strabiliati “Whau!”, e facendoci diventare tutti astronomi, seppur per una sera, seppur per un pomeriggio.

Non illuminati a sufficienza dalla debole luce del sole, cosi’ infinitamente lontani l’uno dall’altro, di certo questi frammenti di roccia sono ben poco interessanti per i Valturiani, quindi guardiamoli continuare il loro viaggio nel vuoto non troppo vuoto fino a quando, a circa 40 volte la distanza che separa la Terra dal Sole, si ritroverebbero nuovamente circondati (anche se circondati, per le distanze che consideriamo, puo’ sembrare un termine quasi paradossale) da piccolissimi corpi celesti, questa volta composti prevalentemente di ghiaccio e di dimensione variabile: dai sassi talmente piccoli da non poter neanche scalfire una corazza fino a sfere di diverse decine di km di raggio che formano quelli che vengono detti “pianeti nani“: sono entrati in quella che chiamiamo Fascia di Kuiper. E’ in questa fascia che, con un’orbita leggermente inclinata rispetto ai pianeti del Sistema Solare, orbita Plutone, che pochi anni fa é stato declassato da pianeta a “pianetino”, ma che ha almeno la consolazione di non correre da solo la sua lunghissima maratona attorno al Sole: in effetti orbita continuamente attorno ad un altro pianeta nano, Caronte, che a sua volta orbita attorno a lui. Vedere (con cosa, direte voi? Con che luce? Ma questa é fantasia, ricordate) questi due fratelli dello Spazio rincorrersi la coda a vicenda mentre volano sopra il resto del Sistema Solare potrebbe forse commuovere anche i poeti più di pietra di questi incredibili Valturiani, ma le emozioni, si sa, sono appena cominciate.

Dopo più o meno un centinaio di minuti luce, eccoli giungere in prossimità del pianeta più lontano del Sistema Solare, il primo della loro visita, Nettuno: un disco dal forte colore blu (ma vedranno i colori questi alieni?), ghiacciato, molto più grande di tutto quello che hanno incontrato fino a questo momento (é il quarto pianeta più grande del Sistema Solare), circondato da minuscoli satelliti, forse dodici, forse più, che continuamente gli ruotano attorno in un vorticare di palline di roccia. Forse qualcuno dei nostri amici, a bordo dell’astronave, chiederà di poter scendere: in fondo, non hanno forse pagato un biglietto per un’esplorazione completa di questo Sistema? Ma scendere su Nettuno non é certo consigliabile: a terra é più freddo di un cuore spezzato da tempo, e il vento spazza il suolo con raffiche di oltre 2000 km all’ora: per fare onore al Dio del mare dal cui nome ha preso il suo.

E cosi’, alcuni strabiliati da quel blu cosi’ intenso, alcuni un po’ amareggiati per passar cosi’ vicino a questa meraviglia e non poterla esplorare da ancor più  vicino, eccoli che ripartono, questi Valturiani, questi amici, per avvicinarsi un po’ più a quella sfera di luce che alcuni, un po’ più in là, chiamano Sole. Quali altre meraviglie vedranno?

Ma lo spazio é tiranno, il post é finito, e la crociera, il viaggio, la nostra fuga, per il momento, non me ne vogliate, finisce qui.

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4 Risposte to “E Dai Confini Arriveranno…”

  1. BerryHey' said

    Come mai questo intervento così poetico? 🙂

    Gli argomenti intanto si moltiplicano, eh… anche se vedo che la matematica resta il perno.

    Continua così 😉

    L.

  2. Scardax said

    Addirittura poetico, ma grazie! 😀

  3. Caterina said

    “a terra é più freddo di un cuore spezzato da tempo, e il vento spazza il suolo con raffiche di oltre 2000 km all’ora: per fare onore al Dio del mare dal cui nome ha preso il suo”

    Tu sì che sai come conquistare i lettori!
    E così oggi cambio il mio modo di considerare Plutone, mi intristiva così tanto prima; adesso so che non è solo.

    Aspetto con ansia la prossima evasione oltre i confini della nostra Terra. (=

  4. scardax said

    Nuovamente, grazie mille per i complimenti, non hai idea di quanto facciano piacere! 😀

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