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“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

Pensando Come un Uomo

Posted by scardax su dicembre 26, 2008

Abbandoniamo per un po’ la Fisica e l’Informatica (che stanno cominciando a monopolizzare il blog), e buttiamoci su un qualcosa di più astratto, ma pur sempre tremendamente affascinante. Supponiamo di stare cercando di creare al computer un modello stilizzato del nostro mondo: ci mettiamo delle piante che assorbono anidride carbonica ed espellono ossigeno secondo proprietà note su qualunque libro di Biologia, un po’ di pioggia e di vento che si comportano come predetto dai Meteorologi (o almeno dovrebbero), qualche edificio costruito secondo le ben note leggi ingegneristiche, ed infine inseriamo qualche persona… Ed ecco il problema. Come agiscono le persone? Che leggi seguono? Peggio ancora: ne seguono, di leggi, o agiscono più che altro a caso?

Di primo acchito, sembrerebbe un problema filosofico, ma in realtà é di tremenda attualità: se vogliamo costruire un modello economico, ad esempio, abbiamo bisogno di conoscere le risposte a queste domande, seppur in linea di massima. La prima cosa che ci puo’ venire in mente é che l’uomo, a differenza del resto del mondo animale e vegetale, é dotato di un certo livello di razionalità che gli permette di fare scelte che non siano dettate semplicemente dall’istinto. Basandoci su questo principio, potremmo cominciare con l’affermare:

Un uomo, in generale, fa le proprie scelte cercando di massimizzare il proprio profitto personale.

Questa frase potrebbe far storcere il naso a parecchie persone, visto che preclude per principio qualunque comportamente altruistico. Ma non é certo l’unico problema che pone: parlando di “profitto“, ci riferiamo ad un qualcosa di puramente oggettivo, che si puo’ misurare in diverse maniere. Ma siamo sicuri che sia proprio il profitto quello che cerca l’uomo? Gli economisti neoclassici decisero di rispondere, seppure in parte, negativamente, e riformularono la frase precedente in questa maniera:

Un uomo, in generale, fa le proprie scelte cercando di massimizzare l’utilità personale.

L’utilità, a differenza del profitto, é un qualcosa di soggettivo che varia da persona a persona. Questa formulazione sembra avvicinarsi molto più alla realtà della precedente, ma continua a portare con sé un gran numero di problemi: prima di tutto, stiamo supponendo implicitamente che le persone sappiano assegnare a qualunque scelta un qualche indice di utilità che gli permetta di ordinarle in maniera crescente. Questo, a sua volta, implica che chiunque abbia una conoscenza quasi perfetta dell’ambiente che lo circonda: un’ipotesi quantomeno irrealistica.

Per di più, stiamo considerando solo utilità individuali, e mai di interi gruppi, società o intere nazioni. Come se non bastasse, rimane il problema dell’altruismo, anche se adesso possiamo, con qualche girotondo retorico, assegnare una qualche utilità alle azioni altruistiche che permetta di far “tornare i conti” nella nostra teoria, oppure affermare che i comportamenti altruistici sono in qualche modo “cancellati” da comportamenti fin troppo egoisti, in modo da non risultare quando osserviamo un comportamente generale.

Ma l’uomo fa veramente tutti questi calcoli utilitaristici di cui l’abbiamo supposto capace? Questa teoria classica funziona, ha bisogno di qualche piccolo accorgimento, oppure necessitiamo di un vero e proprio cambio di paradigma? Domande scottanti, che ritornarono alla ribalta quando ci si accorse, ad esempio, che una persona accetta di buon grado un piccolo rischio di una grande perdita, ma non un grande rischio di una piccola perdita: e questo va contro la teoria della pura razionalità!

Altri modelli, forse più interessanti, sono stati concepiti dai vari economisti che hanno tentato di rispondere a queste domande. Ma li vedremo l’anno prossimo: dopo il 7, al ritorno dalle vacanze. Buon anno nuovo a tutti!

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2 Risposte to “Pensando Come un Uomo”

  1. Gabriele said

    Come non raramente accade, dissento da quello che hai scritto
    non sono filosofico quanto te, e non so il contesto di cio che hai scritto (non leggo molto il blog, ammetto) ma secondo me parti da presupposti scorretti e/o tralasci aspetti assai rilevanti

    Scrivi:
    L’utilità, a differenza del profitto, é un qualcosa di soggettivo che varia da persona a persona.

    e già qui discordo
    anche il profitto può essere visto come soggettivo
    il profitto non è per forza profitto economico (oggettivo) ma può essere soggettivo (per profitto io posso intendere una mia convenienza sociale/politica e altro)

    poi scrivi
    prima di tutto, stiamo supponendo implicitamente che le persone sappiano assegnare a qualunque scelta un qualche indice di utilità che gli permetta di ordinarle in maniera crescente. Questo, a sua volta, implica che chiunque abbia una conoscenza quasi perfetta dell’ambiente che lo circonda: un’ipotesi quantomeno irrealistica.
    concordo ovviamente con la conclusione, ma non con le premesse
    una persona per determinare una propria scala di priorità/utilità, non per forza deve sapere esattamente come il mondo la circonda, ma può farlo in base a cio che conosce
    o meglio, in valore assoluto è vero, dovrebbe conoscere tutto e scegliere senza sbagliare… ma se la frase la riformuli come

    Un uomo, in generale, fa le proprie scelte cercando di massimizzare quella che percepisce come utilità personale.

    penso che il problema che tu hai sollevato se ne vada a casina, no?

  2. scardax said

    Il post é slegato da tutto il resto, quindi non ha legami con i posts precedenti. Tieni conto che voleva essere un semplice excursus su come l’economia, fino a pochi decenni fa, vedesse l’uomo e le sue scelte, non una mia teoria personale.

    In questo senso, “utilità” é proprio il termine usato dagli economisti, ma alla fine é solo un gioco di parole: il punto chiave é che la soddisfazione é qualcosa di personale e non assoluto o oggettivo, e quindi le scelte variano di persona in persona.

    La conoscenza perfetta é necessaria semplicemente per valutare ogni singola scelta in modo da fare quella migliore: modelli con una conoscenza imperfetta sono più complicati perché presuppongono una componente quasi casuale. In ogni caso, poiché l’utilità é soggettiva, un bene é sempre percepito come una priorità soggettivamente, quindi non capisco bene la tua ultima osservazione.

    In ogni caso grazie del commento! 😀

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