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“Ho sempre detto che c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’universo…” (Arthur Dent)

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Cogito Ergo Sum

Pubblicato da scardax su Dicembre 6, 2009

Oltre un Secolo fa, “progresso” era una gran bella parola. L’unico impedimento alla nostra piena comprensione della Natura, allora, era solo il tempo: presto, le scienze fisiche ci avrebbero spiegato il comportamento dell’Universo, e le nascenti scienze sociali, forse, quello dell’Uomo. E la tecnologia avrebbe sfruttato queste conoscenze per farci andare sempre più veloci da un punto all’altro del pianeta, per curarci, per farci vivere meglio.

Ed oggi, cosa ne é dei vecchi sogni positivisti? Nel secolo successivo al Titanic, ad Hiroshima e Nagasaki, alle guerre batteriologiche organizzate (al cui confronto gli eccidi di Indiani a base di influenza ed alcool ci sembrano uno sciocchezzuola infantile), ad Einstein e Bohr, il mondo ci sembra più complicato di sempre. Abbiamo capito che i progressi della tecnologia non coincidono sempre con i progressi della mentalità umana, ma non per questo abbiamo smesso di cercare.

Anzi: senza vantarci troppo, possiamo dire di avere un quadro (anche se in alcuni punti solo accennato) abbastanza preciso di tutto l’Universo. Se domani un alieno misteriosamente sbarcasse da noi e fosse in grado di capirci, potremmo spiegargli il magico mondo delle particelle subatomiche, l’incanto della nascita e dello sviluppo delle galassie, i misteri dell’elettrone, il brio delle cellule, il dinamismo dell’evoluzione, le sottili complessità del cervello umano… Ma ci manca ancora un grande tassello. “D’accordo”, ci direbbe l’alieno. “Il vostro occhio viene stimolato da dei raggi di luce, il tutto é convertito in segnali elettrici, questi vengono analizzati per attivare simboli di oggetti e persone note, che provocano il rilascio di particolari sostanze chimiche e neurotrasmettitori, eccetera. Ma per quale ragione siete coscienti? Perché il rosso, oltre ad essere riconosciuto come rosso dal cervello, provoca in voi una sensazione di (scusatemi il termine) rossità?”.

Che brutta domanda da farsi ad uno scienziato. Uno ti volterebbe le spalle dicendoti che la coscienza non esiste, un altro ti direbbe che deriva evidentemente da tutto il resto, il sincero ti risponderebbe che non ne ha la più pallida idea. Su questo argomento, ne sappiamo quanto prima. Perché sentiamo le sensazioni? Da dove deriva la coscienza che abbiamo di noi stessi? Un gatto é cosciente? Se organizzassimo gli abitanti della Cina come i neuroni del nostro cervello, la Cina stessa diventerebbe un essere cosciente? (Immagine in gentile concessione da Pinker).

Non ne sappiamo niente, ma abbiamo delle gran belle idee in merito. Hofstadter, premio Pulitzer, pensa che il simbolo dell’Io nel nostro cervello sia un simbolo come gli altri, che a causa del grandissimo tempo durante il quale é stimolato, e grazie ad un non meglio specificato meccanismo di retroazione, diventa cosciente. E’ un’immagine più poetica di quanto non sembri, in quanto vuol dire che pezzi della nostra coscienza vivono in altre persone, seppur in misura minore. Penrose, fisico di eccellenza, é convinto invece che nella coscienza siano coinvolti processi quantistici ad un livello più basso del singolo neurone. Le sue idee oggi sanno di fiasco, ma continuano a far discutere.

Jaynes non sapeva dire cos’é la coscienza, ma aveva idee intriganti comunque. In particolare, era convinto che noi uomini non siamo sempre stati coscienti, ma che si tratta di una conquista relativamente recente, successiva ad un periodo in cui un’umanità non cosciente era guidata da voci interiori che hanno dato origine a tutta la civiltà di Dei che tanto bene conosciamo. Visto che buona parte delle sue previsioni stanno venendo oggi confermate, vale la pena di dare un’occhiata ad una delle teorie scientifiche più controverse del Secolo.

Pinker descrive un abbozzo del funzionamento di tutto il cervello, ma lascia totalmente da parte la coscienza. Chalmers, al contrario, é uno dei pochi a focalizzarsi su un tentativo di spiegarla. Anche non riuscendoci, indubbiamente é uno di quelli che ha spiegato meglio il problema.
Per finire,  recenti sviluppi ci mostrano come (sembra che) il cervello metta in moto un’azione volontaria circa mezzo secondo prima che un soggetto ne abbia effettivamente coscienza! Esiste il libero arbitrio o siamo solo coscienti delle scelte che il nostro cervello fa per noi? E’ forse il cervello ad essere libero? Oppure noi siamo il nostro cervello?

Ok, mi fermo.

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Vita si’, Vita no

Pubblicato da scardax su Giugno 19, 2009

La distinzione fra cio’ che é vivo e cio’ che non lo é ha sempre agitato gli animi: basti pensare ai dibattiti sull’aborto, alle posizioni “estremiste” di alcuni vegetariani (o vegani, che dir si voglia), a diversi movimenti ecologisti…  Cercare di approcciarsi al problema razionalmente sarà l’oggetto di questo post.

E’ probabilmente impossibile trovare una definizione di “vivere” su cui chiunque concordi, in quanto la parola stessa si porta appresso gran parte della nostra cultura, delle nostre esperienze, religioni e cosi’ via. Quindi, piuttosto che capire cos’é la vita per poi tracciare una linea che separi i vivi dai non vivi, cerchiamo di operare prima questa distinzione per poi generalizzare in una definizione.

In particolare, cominciamo dai fatti noti: io, voi che leggete e le persone che conoscete sono, indubbiamente, vive (a meno che non siate bot in giro per il web). Su questo, almeno, direi che tutti possiamo concordare. Potremmo anche concordare facilmente sul fatto che cani, gatti e, generalmente, qualunque animale di taglia sufficientemente grande sia vivo. Ho dovuto specificare la condizione della taglia perché scendendo troppo in basso cominciano a sorgere alcuni problemi: una formica, ad esempio, é viva? Il suo sistema nervoso é estremamente meno sviluppato di quello di un cane, ed inoltre il cervello non é sufficientemente complesso per l’emergere di una coscienza. Sono creature complicate, é indubbio, ed ottengono risultati straordinari come gruppo, ma non sono molto più complicate di alcuni apparecchi elettronici che usiamo ogni giorno.

Scendere lungo la scala biologica diventa pero’ via via più semplice: alcuni potrebbero dire che un virus é vivo, pochi affermerebbero che una singola cellula lo é, e la domanda non ha neanche senso se posta riguardo ad un unico atomo. Diminuendo le dimensioni ci siamo persi la vita da qualche parte, ma la domanda cruciale é: dove? In che punto?

Lasciamo da parte per un attimo questa domanda, e torniamo a considerare qualcosa di verosimilmente vivo: un grillo, ad esempio. Ecco un’altra domanda: un robot in tutto e per tutto simile ad un grillo (stesse articolazioni, uguale configurazione neuronica e cosi’ via) é vivo? Oggetti di questo genere sono stati realizzati, e si comportano in maniera identica ai grilli “naturali”, eppure difficilmente un’associazione animalista si batterebbe per i loro diritti. Eppure, cosa li distingue dal grillo originale? Le risposte sono due:

  1. Non sono formati da tessuti organici, ma da metallo. Questa é una distinzione un po’ triste, in quanto ci toccherebbe concludere che il carbonio é “vivo”, ma il silicio no (eppure chimicamente non sono neanche troppo diversi).
  2. Non sono “nati” né cresciuti, ma sono stati costruiti. Questo vorrebbe dire che voi vi dovreste considerare “vivi” solo in relazione alla vostra nascita ed alla vostra crescita. Eppure, in questo momento vi sentite indubbiamente vivi, e questo momento non dipende certo dal fatto che siate cresciuti nel passato (o forse si’). Lasciamo anche quest’obiezione aperta.

Avendo esaminato un po’ di punti di vista, potremmo ora cercare di metterci d’accordo su di essi. Io vi dico che un robot é vivo, qualcuno di voi mi risponde che no, non lo é, ma é viva una formica, io vi rispondo che allora anche una cellula lo é, altri mi dicono di no, e cosi’ via. Conclusione: é sostanzialmente impossibile tracciare una linea di demarcazione oggettiva fra cio’ che é vivo e cio’ che non lo é. Eppure, la logica di tutti i giorni ci dice che, se non possiamo distinguere due oggetti, quei due oggetti sono la stessa cosa (o, equivalentemente, non ha senso l’azione di distinguerli). Quindi, possiamo concludere che non vi é differenza fra cio’ che é vivo e cio’ che non lo é. Peggio ancora, non ha neanche senso il concetto di vita.

Questa conclusione, che ricorda un po’ la filosofia Zen, non é poi cosi’ astrusa come puo’ sembrare a prima vista: “vita” é un nome di comodo che diamo ad organismi particolarmente complessi, ma che non esiste in Natura. Non vi é un momento in cui, continuando a combinare atomi in maniere sempre più complesse, emerge un qualcosa di oggettivo che poi chiamiamo “vita”.

Concludere un post del genere é difficile, quindi lascio a voi il compito, se vorrete dirmi cosa ne pensate dell’argomento. Spero comunque di avervi un minimo appassionato al dibattito!

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Sono Tutti d’Accordo

Pubblicato da scardax su Settembre 6, 2008

Complottista. Dal dizionario, “colui che vede dietro gli eventi del mondo una trama gestita da individui che operano nell’ombra“. La definizione puo’ farci sorridere, ma in fondo siamo tutti un po’ complottisti: chi, guardando una qualche volta un servizio giornalistico in tv, non ha esclamato “tanto si sono già messi d’accordo e ci stanno prendendo in giro”? Certo, si potrebbe obiettare che questo genere di “complotti” sono più o meno realistici e, in fondo, abbastanza innocenti. Molto meno realistico potrebbe essere, ad esempio, affermare che tutti i politici al Governo la sera cenano assieme ed il giorno dopo fingono di essere rivali per dare un contentino al popolo.

Se poi abbiamo deciso di rinunciare del tutto alla nostra dignità intellettuale, potremmo credere che non solo politici, e non solo Italiani, ma tutte le persone di maggior potere al mondo fanno piani fra loro che non rivelano. Che gestiscono i media e le mode. Che scelgono cosa scrivere nei libri di Storia. Se poi ci chiamiamo David Icke, ci rimane solo da far notare come queste persone non sono neanche umane, ma esseri intelligenti di un altro pianeta! E se non siamo ancora sufficientemente soddisfatti, possiamo abbellire la nostra “teoria” con decine, centinaia, migliaia di favolosi dettagli: cerchi nel grano, autopsie su alieni, Terre cave, scie chimiche, torri abbattute… Ottenendo discorsi come:

“Devi sapere che tutto quello che ti hanno detto fin dall’infanzia é falso. ll mondo é gestito da alieni a forma di rettile che passano il loro tempo libero regalandoci straordinarie opere d’arte intrecciando spighe di grano e un giorno, mentre andavano a recuperare un loro compagno in gita turistica a Rosswell, hanno per sbaglio abbattuto due torri di una famosa città, quindi hanno dovuto far finta di provocare una guerra, cosi potevano diffondere le loro scie chimiche in quanto l’altra finta malattia, l’AIDS, non funzionava come sperato e…”

“Ma anche no.”

A parte questa caricatura un po’ banale di un complottista estremo, la domanda del post é la seguente: quale ragionamento potremmo adottare per giudicare la possibile “verità” di teorie del genere? Il mio preferito é il principio del Rasoio di Occam, che sostanzialmente afferma che “la spiegazione più semplice ha molte probabilità di essere esatta“.

Voglio dire: abbiamo nozioni scientifiche che spiegano la maggioranza dei fenomeni fisici. Abbiamo la Storia che ci permette di ricostruire le vicende degli ultimi secoli in maniera perfettamente logica e coerente. Abbiamo un nuovo “mondo digitale” che rende quasi inevitabile la circolazione di qualunque tipo di notizia. Che bisogno abbiamo di rinnegare tutto per spiegare avvenimenti che, a loro volta, sono terribilmente opinabili?

Per fare un esempio: é dimostrato che figure come quelle dei cerchi nel grano possono essere create tranquillamente da persone senza neanche troppi strumenti tecnologici. Se invece infiliamo gli alieni nel ragionamento, ci tocca rispondere alla nuova domanda: per quale ragione un essere senziente percorrerebbe anni luce per venire a deliziarci con la sua arte? Peggio ancora: dove sono questi alieni? Le entità che dovrebbero spiegare il fenomeno sono addirittura più complicate del fenomeno stesso!

Vabbé, concludiamo queste riflessioni senza troppo senso, da domani ritorno ad argomenti più “scientifici” :)

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