Oltre un Secolo fa, “progresso” era una gran bella parola. L’unico impedimento alla nostra piena comprensione della Natura, allora, era solo il tempo: presto, le scienze fisiche ci avrebbero spiegato il comportamento dell’Universo, e le nascenti scienze sociali, forse, quello dell’Uomo. E la tecnologia avrebbe sfruttato queste conoscenze per farci andare sempre più veloci da un punto all’altro del pianeta, per curarci, per farci vivere meglio.
Ed oggi, cosa ne é dei vecchi sogni positivisti? Nel secolo successivo al Titanic, ad Hiroshima e Nagasaki, alle guerre batteriologiche organizzate (al cui confronto gli eccidi di Indiani a base di influenza ed alcool ci sembrano uno sciocchezzuola infantile), ad Einstein e Bohr, il mondo ci sembra più complicato di sempre. Abbiamo capito che i progressi della tecnologia non coincidono sempre con i progressi della mentalità umana, ma non per questo abbiamo smesso di cercare.
Anzi: senza vantarci troppo, possiamo dire di avere un quadro (anche se in alcuni punti solo accennato) abbastanza preciso di tutto l’Universo. Se domani un alieno misteriosamente sbarcasse da noi e fosse in grado di capirci, potremmo spiegargli il magico mondo delle particelle subatomiche, l’incanto della nascita e dello sviluppo delle galassie, i misteri dell’elettrone, il brio delle cellule, il dinamismo dell’evoluzione, le sottili complessità del cervello umano… Ma ci manca ancora un grande tassello. “D’accordo”, ci direbbe l’alieno. “Il vostro occhio viene stimolato da dei raggi di luce, il tutto é convertito in segnali elettrici, questi vengono analizzati per attivare simboli di oggetti e persone note, che provocano il rilascio di particolari sostanze chimiche e neurotrasmettitori, eccetera. Ma per quale ragione siete coscienti? Perché il rosso, oltre ad essere riconosciuto come rosso dal cervello, provoca in voi una sensazione di (scusatemi il termine) rossità?”.
Che brutta domanda da farsi ad uno scienziato. Uno ti volterebbe le spalle dicendoti che la coscienza non esiste, un altro ti direbbe che deriva evidentemente da tutto il resto, il sincero ti risponderebbe che non ne ha la più pallida idea. Su questo argomento, ne sappiamo quanto prima. Perché sentiamo le sensazioni? Da dove deriva la coscienza che abbiamo di noi stessi? Un gatto é cosciente? Se organizzassimo gli abitanti della Cina come i neuroni del nostro cervello, la Cina stessa diventerebbe un essere cosciente? (Immagine in gentile concessione da Pinker).
Non ne sappiamo niente, ma abbiamo delle gran belle idee in merito. Hofstadter, premio Pulitzer, pensa che il simbolo dell’Io nel nostro cervello sia un simbolo come gli altri, che a causa del grandissimo tempo durante il quale é stimolato, e grazie ad un non meglio specificato meccanismo di retroazione, diventa cosciente. E’ un’immagine più poetica di quanto non sembri, in quanto vuol dire che pezzi della nostra coscienza vivono in altre persone, seppur in misura minore. Penrose, fisico di eccellenza, é convinto invece che nella coscienza siano coinvolti processi quantistici ad un livello più basso del singolo neurone. Le sue idee oggi sanno di fiasco, ma continuano a far discutere.
Jaynes non sapeva dire cos’é la coscienza, ma aveva idee intriganti comunque. In particolare, era convinto che noi uomini non siamo sempre stati coscienti, ma che si tratta di una conquista relativamente recente, successiva ad un periodo in cui un’umanità non cosciente era guidata da voci interiori che hanno dato origine a tutta la civiltà di Dei che tanto bene conosciamo. Visto che buona parte delle sue previsioni stanno venendo oggi confermate, vale la pena di dare un’occhiata ad una delle teorie scientifiche più controverse del Secolo.
Pinker descrive un abbozzo del funzionamento di tutto il cervello, ma lascia totalmente da parte la coscienza. Chalmers, al contrario, é uno dei pochi a focalizzarsi su un tentativo di spiegarla. Anche non riuscendoci, indubbiamente é uno di quelli che ha spiegato meglio il problema.
Per finire, recenti sviluppi ci mostrano come (sembra che) il cervello metta in moto un’azione volontaria circa mezzo secondo prima che un soggetto ne abbia effettivamente coscienza! Esiste il libero arbitrio o siamo solo coscienti delle scelte che il nostro cervello fa per noi? E’ forse il cervello ad essere libero? Oppure noi siamo il nostro cervello?
Ok, mi fermo.
